LE DISCOTECHE DI UN TEMPO

October 6, 2009 at 20:50 (News) (, , , , , , )


LE DISCOTECHE DI UN TEMPO

Non ci sono più le discoteche di una volta, quelle che, tra gli anni ’80 e ’90, hanno fatto ballare, scatenare e divertire quella generazione di giovani. In quei tempi, dal punto di vista musicale, le canzoni, o i brani musicali, avevano qualità, eleganza, ritmo, melodia, virtuosismo e una varietà di stili diversi. In generale, i brani erano musicalmente composti da un ritornello, detto anche “inciso”, e da due strofe simili ma leggermente variabili tra di loro; se si fa riferimento ad una canzone, quindi ad un brano cantato, il ritornello aveva, del tutto o quasi, lo stesso testo letterario, mentre le due strofe, o al massimo tre, differivano tra di loro per quanto riguarda la parte letteraria. Opzionalmente vi era anche uno stacchetto posizionato prima dell’ultimo ritornello. Generalmente la durata di un brano andava, salvo qualche eccezione, dai due minuti e mezzo ai quattro. Detto ciò, mi viene da ridere solamente per il fatto che i brani attualmente diffusi nelle discotehe dei nostri tempi, siano essi musicali o cantati, siano composti da “loop” (ciclo ripetitivo) e a volte non esiste alcuna distinzione tra ritornello e strofe: trattasi di un rumore continuo e sempre uguale, a volte frustante, che si insidia nelle orecchie e produce soltanto quel ritmo, necessario all’egocentrismo di chi balla. Non che non mi piacciano assolutamente le discoteche odierne, anzì sono oggigiorno uno dei migliori posti per gli incontri, ma per favore non chiamiamole discoteche, il nome giusto attribuibile sarebbe incontro-teche, rave-teche, etc., altrimenti metteremmo sullo stesso piano musicisti e dee-jay, giornalisti e giornalai, medici ed infermieri, tanto per fare qualche esempio. Perchè allora va di moda questo tipo di musica? Semplice, è tutta una questione commerciale: mentre per fare un vero brano richiede esperienza musicale, nonché una notevole quantità di tempo, per fare invece un brano “house” è sufficiente un minuto di tempo, con il computer, per realizzare, ed a volte anche scopiazzare, un “pattern” di otto battute e “loopparlo” all’infinito, finchè non si decide fino a quando deve durare questa automazione. Il pattern è un blocco di otto o sedici, o a volte 32, battute musicali di pentagramma, che contiene una miscela di arrangiamenti musicali, di vari strumenti, con lo scopo di essere ripetuto diverse volte all’interno del brano (per assurdo lo si può far suonare quasi all’infinito, finché non si guasta lo strumento o non vi staccano la corrente elettrica). Con l’avvento degli “arranger” esso è molto diffuso nella vita quotidiana di chi fa pianobar. Dov’è finito allora il virtuosismo? Cito solo alcuni dei maggiori artisti e gruppi musicali che un tempo hanno dato un senso alla musica da discoteca, conservando tuttavia il ritmo necessario: Whispers, Narada Michael Wolden, BT Express, Stacy Lattisaw, Danay, Chic, Spargo, Kool & The Gang, Earth Wind & Fire, Delegation, SOS Band, Shakatak, George Benson, Michael Jackson, Boney M, Lipps Inc. Forse in futuro, chissà, tornerà di moda la diffusione di questi brani “evergreen” e, perchè no? si continuerà a generare nuova musica con lo stile di un tempo.

D. Lunghi

Fonte: www.grandeportale.it

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